Vecchie 500 lire bimetalliche, se le conservi ancora ecco quanto guadagni

L’Italia si è dimostrata fin dai tempi della lira una nazione dalla grande prolificità in termini di varietà di monete e banconote, nel loro aspetto ed applicazione dei vari “tagli” ed in particolare nella seconda metà dello scorso secolo, ossia il Novecento, la lira ha trovato sbocchi molto interessanti che hanno anche influenzato il concetto di moneta per le altre nazioni. Un esempio non così lontano è stato attualizzato dalle vecchie 500 lire bimetalliche, una delle emissioni più frequenti della valuta in questione.

La 500 lire bimetallica è stata una delle prime monete al mondo ad essere coniate con due tipi di lega di metallo diversa, ponendo quindi le basi, da parte della zecca, di emissioni successive.

Ma quanto vale oggi questa moneta, apparentemente ancora facile da trovare in vecchi abiti o mobili?

Vecchie 500 lire bimetalliche, se le conservi ancora ecco quanto guadagni

500 lire bimetalliche
500 lire bimetalliche

La 500 lire ha costituito uno step importante nella maggior parte dei concetti applicati al periodo: il taglio monetario in questione era stato inaugurato con la variante d’argento, la famosa 500 lire con le Caravelle che in una specifica versione è divenuta molto ricercata ed amata dai collezionisti di tutto il mondo, emissione però dismessa dalla circolazione già con gli anni 60.

Circa due decenni dopo, a partire dal 1982 è stata messa in circolazione la variante suddetta, la bimetallica, composta da due leghe già impiegate dalle monete italiane, l’Acmontial, per la parte esterna, utilizzata per le 50 e 100 lire, ed il bronzital, per la parte interna, impiegata per la coniatura delle 20 e 200 lire.

E’ stata una moneta in qualche modo storica sia per questa doppia forma di metallo ma anche per essere stata la prima moneta italiana ed una delle prime al mondo a presentare il valore in alfabeto Braille per i diversamente vedenti.

Emessa dal 1982 fino agli inizi degli anni 2000, quanto vale oggi?

Esistono delle diverse varianti riconoscibili dalla firma e dalla testa della donna che è raffigurata su uno dei lati della moneta: non si tratta di esemplari rarissimi e quindi così remunerativi ma alcuni sono più rari e di riflesso più interessanti di altri, ad esempio gli esemplari del 1985 che presentano la Testa media e la firma dell’autrice più grande, ma anche gli esemplari del 1987 con testa media e firma piccola che possono valere in entrambi i casi fino a 70 euro.

Tutti gli altri esemplari in media valgono tra i 5 ed i 30 euro a seconda delle condizioni.

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Vincenzo Galletta
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