Chi appartiene a queste categorie avrà riduzioni in busta paga

Il contesto busta paga è da sempre “caldissimo” perchè configura una ricca platea di fattori che viene percepita come “lo stipendio” , ma che configura in realtà una platea di dettagli piuttosto diversificata e ricca, che riguarda lo Stato, che ogni anno deve compiere alcune modifiche che vanno ad influenzare il corretto funzionamento. E’ abbastanza normale che alcune categorie per quanto riguarda gli importi finali in busta paga possano effettivamente percepire delle riduzioni.



Chi appartiene a queste categorie avrà riduzioni in busta paga

Se per le pensioni è stato confermato un aumento dovuto alla perequazione, che indica la riequilibratura da parte dello stato che in condizioni di forte inflazione aumenta l’assegno mensile.

Discorso diverso ma solo in parte per quanto riguarda gli stipendi per i lavoratori dipendenti che sono stati già soggetto ad un taglio del cuneo fiscale (si configura con questo termine in maniera  generica tutta la  tipologia di tassazione applicata al mondo del lavoro che spesso viene “stimolata” anche dalle parti politiche in gioco.



Per il 2022 è stato confermato un cuneo fiscale “generico” del 2 %, frutto di una forma di esenzione prevista per i lavoratori dipendenti un  taglio  dei contributi previdenziali dovuti pari al 1,2% per i redditi fino a 35mila euro lordi, unita ad uno sconto contributivo dello 0,8 %.

Il governo Meloni ha “potenziato” tutto ciò, portandolo al 3 %, generando quindi un ulteriore sensibile aumento in busta paga seppur solo per alcune categorie di lavoratori dipendenti dal reddito specifico.



Il 3 % spetta per i lavoratori con redditi fino a 10 mila euro (aggiunta in busta paga di 19,25 euro mensili – 231 euro l’anno), 15 mila euro (28,88 euro mensili –  346,50 annui), 20 mila euro (32,92 euro mensili 395,08 annui), 25 mila euro (41, 15 euro al mese, ovvero 493,85 annui), mentre nessuna riduzione per chi si trova nella fascia di reddito compresa tra i 25 mila ed i 35 mila euro, che resta quella dello scorso anno “ferma” al 2 %.

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