Una vita lunga un secolo: nonna Mafalda spegne 100 candeline

Una vita lunga un secolo: nonna Mafalda spegne 100 candeline

Mi capita spesso di fermarmi davanti a delle bancarelle di libri: comincio a rovistare, leggo di sfuggita qualche titolo alla ricerca di un pezzo pregiato fino a soffermarmi, inevitabilmente, su un testo storico. Guerra, l’Italia che fu, il fascismo, il popolo e così via, tutti temi che mi affascinano da sempre. Comincio a leggere le prime parole, il libro mi sembra quasi sempre interessante ma, il più delle volte, lo rimetto a posto, saluto e vado via. Perché? Perché tra tutte le fonti preferisco sempre quella diretta.

Ciao nonna. Sono tornato per qualche giorno, come va?”.

Nipote mio, sono contenta di rivederti. Tutto bene se non fosse per queste gambe…”. Da quel momento in poi il presente tende a scomparire, un richiamo al futuro fa un timido accenno (“Ma allora dimmi: quand’ t’ spus’?” – domanda inevitabile – “Fa’ ambressa ca i’ c’ vogl’ ess’”) per poi lasciare ampio spazio al passato.

Mafalda Ruggiero, nata il 3 dicembre 1918, rappresenta una di quelle persone in grado di offrire alle nuove generazioni un “contatto” diretto con quel passato che, inevitabilmente, ha segnato il nostro presente. Quarta di tredici figli, mia nonna Mafalda porta tale nome in onore di Mafalda di Savoia, figlia secondogenita di Vittorio Emanuele III (re d’Italia dal 1900 al 1946). Basterebbe già questo aneddoto per comprendere il valore di una vita cominciata ad inizio XX secolo.

Sposata da pochissimo tempo, si è vista scippare il proprio marito, Liberato Capaccio, per diversi anni. L’Italia, allora, era impegnata nel secondo conflitto mondiale e gli italiani, chiamati a combattere, non potevano tirarsi indietro. Mafalda ha visto partire il suo amore, si è rimboccata le maniche per crescere il suo primogenito di soli sei mesi, Vito. Il tempo è passato a suon di lavoro nei campi e tra l’affetto della propria famiglia, in attesa del ritorno avvenuto dopo anni di silenzi angosciosi. La fine delle ostilità ha riconsegnato a Mafalda il suo compagno (scomparso poi nel 2010), con il quale ha trascorso l’intera vita in località Palazzeta (frazione di Camaldoli), l’ultima contrada del comune di Campagna ai confini con Oliveto Citra e Contursi Terme.

I decenni successivi raccontano di una famiglia che si è progressivamente allargata con altri quattro figli (Rachele, Giuseppina, Antonino e Gerardino) e una serie ormai lunghissima di nipoti e pronipoti. Mafalda, inoltre, nel 2016 è diventata anche trisavola, “carica” riconfermata solo pochi giorni fa con la venuta al mondo del piccolo Tommaso.

Un arrivo atteso con gioia dall’intera famiglia e, ovviamente, dalla stessa nonna Mafalda, pronta ad aggiungere un posto in più a tavola in occasione del 3 dicembre 2018. Un lunedì apparentemente come tutti gli altri, ma non per lei: una, due, dieci, cinquanta, settanta, e……100 candeline!!!!! Tantissime per tutti noi, capaci di vivere ogni istante solo con frenetica impazienza. Nonna Mafalda, invece, sa cosa significa aspettare, sa che dietro ad ogni traguardo raggiunto c’è una lunga strada percorsa, quindi vale sempre la pena godersi il momento. Solo in questo modo la vita può durare più di un semplice battito di ciglia.

Tanti cari auguri, nonna, per questo tuo primo secolo!

Ps: “Grazie, nipote mio per gli auguri. Ma alla fine: quand’ t’ spus’?