“Emergenza tumori”: è finito il tempo dell’assordante silenzio?

Succede sempre più spesso, in ogni famiglia. Ma abbiamo imparato a non alzare la voce. Il nemico oscuro arriva, cerchiamo di combatterlo in ogni modo ma spesso ci troviamo di fronte ad un avversario che gioca sporco con la nostra vita o con quella dei nostri cari.

Allarme tumori a sud di Salerno”. Questa breve frase ha aperto negli ultimi giorni diversi articoli dei principali siti d’informazione della nostra provincia. Insomma, ci dicono (sorprendentemente!) che la gente muore a causa dei tumori.

C’è chi, però, sembra aver trovato il coraggio di parlarne, pronto ad uscire dal rumorosissimo silenzio che da sempre circonda tale mortale problematica. A Palinuro, infatti, si è svolto un convegno dal titolo “Diffusione delle malattie neoplastiche nel Cilento”, incontro nato dalla necessità di creare un dialogo tra istituzioni, associazioni di medici, ricercatori e operatori sanitari che si occupano di patologie neoplastiche, in rapporto al contesto del nostro territorio.

Tra i presenti c’era anche il dottor Luigi Di Gregorio, presidente della “Cooperativa medica Parmenide”, associazione di 168 medici che ha condotto uno studio dal 2014 sulla diffusione delle malattie neoplastiche nel territorio cilentano, da sempre venerato per la dieta mediterranea e per la presenza di numerosissimi centenari.

Il dottore in questione ha più o meno detto questo: “Da Eboli in giù i dati sono da vera emergenza!”. Discuterne rappresenta un passo importantissimo per sconfiggere, in primis, quella corazza silenziosa che ci siamo creati con il passare del tempo, forse perché ci siamo sentiti troppe volte soli davanti a qualcosa più grande di noi. Avere dei dati numerici, avere degli esperti che si interrogano sul perché di tale crescente diffusione e che si relazionano con le istituzioni presenti sui diversi territori significa avere una speranza in più. Qualità dell’ambiente? Stile di vita? Qual è la causa? Potrebbe essere tutto e il contrario di tutto.

Provate ad immaginare uno studio simile su Campagna: registrare i casi di tumore, le diverse patologie magari per fasce di età, mappare il territorio per cercare di capire perché alcune zone sono particolarmente colpite rispetto ad altre. Utopia? Forse. I dati, tuttavia, potrebbero darci delle importanti risposte.

Anche perché è un vanto per noi vivere in uno splendido paese, dove il verde la fa ancora da padrone e dove il popolo ha sempre combattuto affinché le discariche e le industrie pesanti restassero altrove. In un contesto del genere, dovremmo vivere tutti almeno fino a 100 anni…

Luciano Capaccio